Hai mai considerato seriamente quanto tempo trascorri ogni giorno davanti allo schermo del telefono o del computer (e quindi da Internet)? Secondo il Digital 2023 Global Overview Report, gli italiani dedicano circa il 35,57% del loro tempo giornaliero a guardare uno schermo, corrispondente a circa sei ore al giorno.
Certamente, parte di questo tempo viene impiegato in attività produttive come lavoro, studio o ricerca di informazioni. Tuttavia, è importante essere sinceri con se stessi e chiedersi quanto di quel tempo viene effettivamente utilizzato in modo costruttivo.
Per tutti, c’è un rischio significativo di cadere nella trappola dello scrolling infinito. Scopriamo cos’è questo disturbo, le cause alla base e come risolverlo.
Cos’è lo scrolling?
I cellulari, gli smartphone e i tablet sono diventati indispensabili per molti di noi, accompagnandoci ventiquattro ore su ventiquattro, ovunque andiamo. Siano passeggiate all’aperto o momenti di intimità nelle nostre case, durante il lavoro, in compagnia o solitudine, nei momenti impegnati o liberi, questi dispositivi ormai occupano gran parte del nostro tempo, riempiendo ogni istante disponibile.
Il gesto di prendere il telefono, sbloccarlo e scorrere attraverso le nostre pagine social è diventato così automatico e abituale che ha persino un nome proprio: lo scrolling. Questo termine indica il movimento del pollice che scorre verso l’alto per aggiornare le nuove notizie sulle bacheche o sulle stories, o verso il basso per visualizzare i feed e le notifiche.
Il gesto del “scrolling” che compiamo centinaia di volte al giorno, spesso in modo del tutto automatico, è comunemente indicato con il termine “infinite scrolling“. Non è solo la ricezione di notifiche di chiamate o messaggi a determinare quando prendiamo il telefono, ma anche un automatismo. Questo automatismo ci spinge a sbloccare il telefono e a sfogliare le pagine dei social network senza neanche rendercene conto.
A volte ci “risvegliamo” solo dopo qualche istante, realizzando il gesto appena compiuto: a quel punto possiamo decidere se continuare a “scrollare” o chiudere le app e mettere via lo smartphone. Tuttavia, ci ritroviamo a riprendere il telefono dopo pochi minuti o addirittura secondi, come se fossimo pilotati da un automatismo. Questo ciclo si ripete continuamente. Alcuni autori hanno descritto questo automatismo come un comportamento abituale, impulsivo e al di fuori dei processi di attenzione, consapevolezza e controllo.
Chi ha inventato lo scrolling infinito?
Nell’epoca digitale, lo scrolling infinito è diventato una caratteristica ubiqua, tessendo la sua presenza silenziosa nel tessuto della nostra interazione quotidiana con la tecnologia. Ma chi ha dato vita a questo meccanismo che cattura la nostra attenzione e, a volte, alimenta la nostra dipendenza dagli schermi? La risposta ci porta a Aza Raskin, un visionario nel campo del design di interfacce utente.
Aza Raskin, con il suo spirito innovativo e la profonda comprensione dell’interazione umano-computer, ha introdotto il concetto di scrolling infinito mentre lavorava presso Humanized – un’azienda focalizzata sul rendere la tecnologia più intuitiva. Questa idea, inizialmente progettata per arricchire l’esperienza utente consentendo una navigazione continua senza interruzioni, si è rapidamente diffusa attraverso numerose piattaforme digitali, diventando una norma nei social media, nei siti di notizie e in altre applicazioni web.
Lo scrolling infinito ha reso il consumo di contenuti su Internet più fluido e ininterrotto, portando però con sé anche implicazioni più profonde. Questa invenzione, seppur geniale, ha sollevato questioni sull’impatto delle tecnologie digitali sulla nostra capacità di concentrazione e sulla nostra salute mentale, alimentando discussioni sul bisogno di navigare nel mondo digitale in modo più consapevole e intenzionale.
Nel riconoscere la propria creazione, Aza Raskin stesso ha espresso preoccupazioni riguardo alle conseguenze dello scrolling infinito sulla nostra attenzione e sul nostro benessere. Con il passare degli anni, il suo impegno verso la creazione di tecnologie che rispettino meglio l’umanità e la sua qualità di vita si è intensificato, portandolo a fondare il Center for Humane Technology. Questa organizzazione si dedica a guidare un cambiamento nel settore tecnologico, promuovendo pratiche che pongono al centro il benessere degli utenti e l’etica del design.
Lo scrolling infinito, una volta celebrato come pietra miliare dell’innovazione digitale, ora serve da monito sulle responsabilità degli inventori e dei designer di tecnologie. Incoraggia tutti noi a riflettere sulle modalità con cui interagiamo con i dispositivi e le piattaforme digitali, esortandoci a riconsiderare come il design può plasmare le nostre vite in modi che rispecchiano veramente i nostri valori e i nostri bisogni.
Cosa causa lo scrolling infinito?
È cruciale considerare anche i fattori scatenanti del comportamento di scrolling. Spesso ci troviamo a maneggiare lo smartphone senza nemmeno accorgercene, ma un’analisi attenta potrebbe rivelare che, la maggior parte delle volte, prima di afferrare il telefono ci trovavamo in una situazione non particolarmente gradevole.
Se osserviamo attentamente cosa accade prima del gesto di scrolling, potremmo notare che spesso ci troviamo in momenti di noia, come quando attendiamo in fila o alla fermata dell’autobus, o durante pause imbarazzanti in situazioni sociali. Altre volte, ci immergiamo nel comportamento di scrolling quando affrontiamo difficoltà nel compiere un compito, come studiare qualcosa di complesso o risolvere un problema mentale impegnativo.
Anche prima di dormire, quando siamo nel letto e non riusciamo a prendere sonno, possiamo finire per fare scrolling, distratti dalle frustrazioni della giornata. Tutte queste situazioni condividono un denominatore comune: suscitano in noi emozioni negative dalle quali cerchiamo di sfuggire.
Lo scrolling diventa quindi un modo rapido e accessibile per distoglierci da queste emozioni negative, sfruttando il meccanismo del rinforzo negativo. In questo caso, non siamo spinti dal desiderio di aggiungere qualcosa di positivo, ma dalla volontà di sottrarre qualcosa di negativo, come la noia, l’imbarazzo o la frustrazione.
Come risolverlo?
Sebbene lo scrolling non implichi necessariamente una dipendenza, quando diventa predominante nei momenti di tempo libero o interferisce con attività lavorative o di riposo, può diventare un comportamento disfunzionale.
Pertanto, è consigliabile cercare di limitare e regolare il tempo dedicato allo scrolling. A tal fine, sono state suggerite varie soluzioni, come ad esempio la modifica delle impostazioni dei dispositivi per ridurre l’attrattiva visiva dello schermo, optando per scale di grigi anziché colori vivaci e stimolanti per il cervello.
Un’alternativa potrebbe essere l’utilizzo di applicazioni con funzioni di controllo genitoriale che limitano il tempo di connessione ai social network. Soluzioni più drastiche includono la disinstallazione dei social network e il ritorno a un utilizzo più essenziale del telefono.


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